Vacanze siciliane per Grillo: non passerà inosservato.

C’è un convitato di pietra nella campagna elettorale siciliana. E’ Beppe Grillo. Non c’è ma è come se ci fosse. E la sua assenza è doventata ogni giorno più pregnante da quando ha minacciato di trasferirsi in Sicilia per due settimane. In vacanza? No, per partecipare alla campagna elettorale in piena regola.

C’è perciò attesa, e qualche preoccupazione, nelle fila dei partiti maggiori, che al Movimento 5 Stelle ha prestato una modesta attenzione. Per ragioni obiettive, visto che in Sicilia si confrontano due candidati di centrodestra e due di centrosinistra. Ma anche per necessità: meglio esorcizzare il problema, tenendolo ai margini, insomma.

Ma il problema, esorcizzato, resta e le vacanze siciliane di Grillo lo potrebbero ingigantire in misura spropositata al di là delle più nere previsioni.

Stando ai sondaggi – di cui per ammissione unanime si dovrebbe fare scarso conto – i grillini hanno il loro punto di forza  nel Nord-est e il punto di debolezza proprio nel Sud ed in Sicilia, ma ciò nonostante ottengono una quotazione, tutta da vedere, del nove per cento. Mentre le navi ammiraglie di Leoluca Orlando e di Claudio Fava, rispettivamente l’Italia dei Valori e il Sel, devono affrontare la tagliola della soglia di sbarramento (il 5 per cvento) – una enormità rispetto alla percezione – al Movimento 5 Stelle viene attribuito un 9 per cento, e forse di più. Una cifra che le vacanze siciliane di Beppe Grillo potrebbe migliorare in modo significativo.

Naturalmente c’è chi la pensa diversamente e ritiene che in Sicilia è tutta un’altra cosa. La Sicilia non è Parma e nell’Isola scendono in campo i pezzi da novanta, che raccolgono consensi a piene mani quando si mobilitano, perché hanno seminato per quattro anni.

Il voto d’opinione, dunque il voto di protesta, alla fine si affloscerebbe per lasciare passare, a vele spiegate, il voto di consenso personale, che qualcuno si ostina a definire “clientelare” per pura malignità.

Il trend di ascesa del Movimento, recentemente turbato da un incidente di percorso il ruolo del guru, Casaleggio, è pauroso: i grillini sono passati dall’ottobre del 2011, quando la loro quotazione non superava il 2,5 per cento dei consensi, al 18-20 per cento di qualche mese. Una scalata senza precedenti che li ha mantenuti al secondo posto, dopo il Partito democratico nella classifica delle intenzioni di voto. Nel giro di tre mesi, in gennaio di quest’anno, sono cresciuti di un punto (3,5), poi hanno raddoppiato fino a raggiungere la cifra di 7,8, ed in maggio, dopo le amministrative, conquistata una grande notorietà, sono arrivati al 14 per cento, raggiungendo alla chiusura delle urne e alla proclamazione dei risultati, perfino il 20 per cvento.

Ora i numeri si sono assestati e il Movimento è tornato al terzo posto, dove probabilmente potrebbe rimanere, secondo gli osservatori più attenti. Ma perché ciò avvenga, Beppe Grillo lo sa bene, bisogna uscire bene dalle elezioni regionali siciliane, che sono un trampolino per tutti.

Ora la domanda cruciale è la seguente: considerato che i consensi arriveranno anche in Sicilia, dove il Movimento non si è mai misurato elettoralmente, a chi ruberà i voti Beppe Grillo?  La risposta dovrebbe essere semplice: nell’area della protesta e dell’antagonismo e cioè, per esempio, fra gli elettori di Claudio Fava e, in misura minore, fra i delusi della destra e del centrosinistra.

Coloro che fanno guerra al sistema, al cuffarismo, lombardismo e sinonimi, e fanno della discontinuità il loro cavallo di battaglia, devono aspettarsi che su questo terreno il Movimento 5 Stelle pesca bene perché è più “fresco” e credibile.

Comunque sia, il consenso dei grillini potrebbe incidere in modo determinante sull’esito della campagna elettorale.

Fonte: siciliainformazioni.it

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