SEDOTTO DA SEDOTTA…

Quando un caro amico, Vincenzo Raso, iniziò a farmi conoscere tutto il mondo Germiano, io ero già a conoscenza di “Sedotta e abbandonata”, quale appassionato di spaccati di storia della nostra terra e in particolare di Sciacca (com’era splendidamente una volta), cultore del cinema in generale, dal di dentro e al di fuori, per la passione che ho per il cinema e il teatro. Un intramontabile capolavoro che lentamente riemerge dall’oblio, ponendosi ancora una volta all’attenzione del mondo, così come il suo regista. Ed ecco che tornano a parlare di Germi, documentari, reportage e docu-fiction anche grazie a chi, come il mio amico Vincenzo, lo ha conosciuto e ormai VIVE per far si che il suo genio, permanga nella memoria ed anzi si diffonda ancor di più.

Ma gli omaggi non si fermano qui; ed ecco che nasce anche un lavoro teatrale che ho avuto il piacere di vedere proprio ieri sera, che ha letteralmente scardinato “Sedotta e abbandonata” dalla sua struttura di celluloide portandola su un palco. E non è cosa facile, credetemi.
Un grande lavoro, un grande coraggio che ha mosso il regista Enzo D’asaro e tutti i protagonisti della commedia. Certo il fatto che fosse già un film conosciuto, ha contribuito ad entrare nelle grazie degli spettatori, ma da qui a pensare che sia facile portare un film a teatro, ce ne vuole!

Per me che di teatro so qualcosa, pur sentendomi umilmente nessuno; per me che ho avuto a che fare con un film vero e proprio, anche se dalla porticina di servizio di quel meraviglioso mondo chiamato cinema, con difficoltà riuscivo ad immaginare che il risultato potesse essere così gradevole, miscelando sapientemente la magia del film con degli inserti di modus operandi da vero teatro! Far diventare il pubblico una PIAZZA e (quindi il popolo siciliano che tutto vede e giudica) per i monologhi è stato poi un colpo di genio.

Poi ci sono loro, gli attori; tutti bravi. Non ne parlo bene perchè suggerito dall’amicizia che mi lega ad alcuni di loro, anzi, molti non li conoscevo proprio, ma perchè i complimenti se li meritano tutti e perchè (e sono sicuro che qualcuno non si rende ancora conto) bisogna considerarli un pò come dei PIONIERI di quella sottile striscia di confine fra cinema e teatro che non sempre nella storia, sono andati d’accordo.

Bravo Salvino Puleo a interpretare un Ascalone un pò più “umano” che nel film, bravi Nicola ed Annarita nelle vesti di Peppino Califano e Agnese; bravo Luca la Barbera tagliato nella parte che fu di Buzzanca, brava Marzia Piazza nelle vesti ingenue di Matilde e ancora Tiziana Marino, Salvino Cusumano, Carmelo LA Greca che ha fatto sua la risata timida del Barone Rizieri, ed ancora Salvatore Cascio, Lillo Puleo e la più giovane, Sabrina, Tiziana Maniscalco, Maria Grazia Portera, insomma tutti quanti, anche se dimentico qualcuno, non me ne vogliano perchè la bravura rimane!
A legare il tutto anche una pregevole regia musicale con la colonna composta da Accursio Sclafani. E anche qui non è stato lavoro facile ma d’altra parte ogni lavoro prende l’anima dalla musica che contiene

Ma a dire il vero una doppia emozione mi ha coinvolto ieri sera perchè ho avuto la fortuna di conoscere il vero “Peppino Califano” l’attore Aldo Puglisi e la vera “Matilde” l’attrice Paola Biggio; lei in realtà l’avevo già conosciuta in precendenza.

Due persone eccezionali e simpatiche che ho avuto il piacere di averli ospiti in radio, accompagnati dall’amico comune Raso,  nella stessa mattinata di ieri e nonostante gli anni siano trascorsi dalla data in cui essi erano ufficialmente fidanzati nel film di Germi, forti dei loro trascorsi di cinema e teatro avevano ancora un feeling professionale e, cosa incredibile che guardandoli entrambi negli occhi, vedevo sempre lo stesso identico sguardo degli eroi di quel film in bianco e nero e consentitemi di dirlo, sinceramente la cosa mi ha emozionato non poco.

Sarà stata la combinazione delle due cose, sarà che il film a me è sempre piaciuto o sarà che il teatro in fondo mi manca, ma la giornata di ieri per me è stato un bel momento emozionante di spettacolo e l’occasione per ravvivare in me il piacere di gustare quello spaccato di Sicilia antica, che purtroppo non torna più, in quel bel lavoro di ragazzi soprattutto appassionati e bravi, che porta il nome di “Sedotta e abbannunata” in teatro.

In bocca al lupo ragazzi, ve lo siete meritato!