Crollano le vendite di Nokia. Persi 929 milioni in tre mesi.

Il gruppo annuncia nuovi tagli dopo i 4mila licenziamenti di febbraio e i 10mila dello scorso anno. Dimezzate le vendite di smartphone. L’ad Elop: “Dobbiamo confrontarci con una competizione più forte del previsto”

MILANO – Nokia, il numero uno mondiale nella produzione di telefoni cellulari, ha chiuso il primo trimestre 2012 con una perdita netta di 929 milioni di euro, doppia rispetto alle attese degli analisti che stimavano un rosso complessivo di 500 milioni, nonostante proprio la settimana scorsa il gruppo avesse lanciato un profit warning. Annunciando quindi che avrebbe mancato i propri obiettivi. Le vendite sono state pari a 7,35 miliardi, la perdita operativa di 1,34 miliardi.
La perdita accumulata equivale a un rosso di 0,25 euro per azione nel trimestre: le vendite sono calate del 29%, in linea con le attese degli analisti. “Questo è un periodo di grande transizione per il gruppo – ha commentato il ceo Stephen Elop attraverso un comunicato – in un contesto industriale in profondo e rapido cambiamento”. Lo scorso anno “abbiamo fatto grandi progressi nella nostra nuova strategia – afferma – ma abbiamo dovuto anche confrontarci con una competizione più forte del previsto”. Sulla scia dei cattivi risultati il gruppo ha annunciato l’uscita, a fine giugno, del responsabile vendite, Colin Giles, e un nuovo taglio ai costi dopo i recenti licenziamenti di quasi 4mila persone annunciati a febbraio 1 che segue gli oltre 10mila lincenziamenti dello scorso anno. 
Le vendite degli smart phone sono scese del 52% a 1,704 miliardi euro, pagando il ritardo rispetto alla concorrenza degli iPhone di Apple e degli apparecchi che hanno il sistema android di google.  Nokia è arrivata solo lo scorso anno con un accordo con Windows per una nuova piattaforma e il lancio in ottobre dei primi apparecchi con il nuovo sistema operativo, il Lumia 800 e il Lumia 710: “Abbiamo superato le aspettative in alcuni mercati – spiega Elop – inclusi gli Usa, ma in altri mercati, tra cui la Gran Bretagna, a causa del difficile momento, la situazione è più difficile”