Considerazioni sui c.d. cantieri scuola per dare lavoro a disoccupati

I cantieri aperti in città, finanziati dalla Regione, per la realizzazione di alcuni piccoli lavori pubblici, come marciapedi ed altre opere di semplice esecuzione, hanno suscitato fra i cittadini un atteggiamento vigile. Non pochi cittadini hanno lamentato che almeno una parte dei lavoratori impegnati in tali cantiere non lavori, non faccia il proprio dovere. Il problema sembra essere a monte; per lavori che richiedono poche unità, sono stati previsti in assunzione tanti, troppi lavoratori, sicchè risulta evidente che alla fine a mancare è proprio il lavoro da fare. Il problema è quindi a monte: troppi assunti per lavori da poche unità, ed ancora più a monte una politica clientelare che anzichè creare condizioni di vero sviluppo, da un sussidio assistenziale, sotto le mentite spoglie di quello che non è un vero lavoro.
E’ evidente che quello dei cosiddetti cantieri scuola non è lavoro vero, ma è assistenzialismo in forma di un breve lavoro che spesso le amministrazioni comunali inventano con fantasia alla ricerca di marciapedi da fare, e piccoli lavoretti da far realizzare.
I cittadini che criticamente osservano come i lavoratori impegnati in tali cantieri lavorino poco devono però pensare che la causa di tale situazione è la pessima politica assistenziale che viene operata a livello regionale, da ormai troppo tempo, non solo da questo governo, ma per la verità, anche dai precedenti. Per quanto riguarda i sindaci, è doveroso che, considerato che è questa la politica regionale, essi debbano comunque dare risposta ai tanti disoccupati che chiedono vengano colte tutte le occasioni offerte dalla politica regionale e nazionale; quindi, pur se i cantieri in questione sono viziati da una politica di fondo sbagliata perchè assistenziale, i sindaci devono comunque dare corso a tali cantieri finanziati dalla regione; è pero giusto come diversi concittadini chiedono e lamentano che i lavoratori impegnati in tali cantieri lavorino veramente, che non si debba assistere al triste spettacolo di vederne alcuni a braccia conserte, e questo, ancor prima che per un principio di produttività, a tutela della loro stessa dignità.