Quel che ho visto a Lampedusa…

Ieri ero a Lampedusa.Siamo andati lì ad aprire una nostra “camera del lavoro”, un luogo aperto a chiunque voglia veder riconosciuto un diritto individuale, ma anche un posto dove organizzare il riconoscimento di diritti collettivi.Un presidio di legalità e di democrazia in questo lembo di terra, al centro di tante polemiche, crocevia e “porta” dell’Occidente.Di questa brevissima permanenza mi rimarranno impressi alcuni fotogrammi che voglio socializzare:
  • centinaia di migranti, tutti giovani, tutti spauriti ed assenti, che vagano in gruppi dappertutto, che cercano un posto dove passare la notte, per terra, in questa umidità;
  • la gente di Lampedusa che gli porta cibo e indumenti;
  • la gentilezza con cui questi ragazzi ti chiedevano qualcosa;
  • le scene strazianti di quando arrivava il pulman che portava i migranti all’imbarco, quell’affollarsi per conquistarsi un posto per fuggire da quella condizione, ignari del fatto che finiranno in qualche altro “campo di concentramento” da cui magari fuggire!
  • la concentrazione di migranti nelle banchine del porto in attesa, sotto il sole, dell’imbarco;
  • la quantità industriale di “forze dell’ordine”…
  • la commozione della nostra Segretaria Nazionale Vera La Monica…
Ma è davvero possibile, normale, accettabile che la settima o ottava potenza mondiale debba o possa affrontare questa vicenda in questo modo?O, come più normale, tutto questo è funzionale a più cose: alla propanganda di Berlusconi “uomo del miracolo”; alla necessità di battere cassa con l’Europa; all’esigenza di accontentarre l’Uomo “fora dai ball!”Ma alla Storia, a processi giganteschi di redistribuzione demografica, non si può pensare di “sbattere la porta”, di relegarla ad un fatto di polemicuccia interna.E’ vero, ci “vuole l’Europa”, ma occorrerebbero anche statisti in grado di misurarsi con problemi così e non “venditori di tappeti”, improbabili acquirenti di case a Lampedusa, mirabolanti Uomini di spettacolo!A tutti quei ragazzi buttati a terra e che cercano solo un futuro migliore non mi resta che ripetere quello che gli abbiamo detto ieri: BUONA FORTUNA!