Lettera di una studentessa al Presidente della Repubblica

Pubblichiamo di seguito una lettera scritta da una studentessa della nostra terra indirizzata al Presidente della Repubblica.

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Caro Presidente Napolitano,

chi Le scrive è una studentessa di 23 anni, siciliana, iscritta alla facoltà di giurisprudenza di Palermo.

Negli ultimi mesi ho seguito con ammirazione i suoi frequenti ed accorati appelli in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Ho apprezzato gli spot sui 60 anni della Costituzione ed ho apprezzato ancor di più la diretta dal Quirinale che per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia ha ospitato i bambini delle scuole impegnati a mostrare a noi “adulti” quanto sia forte la nostra unità nella diversità. Ho seguito e condiviso con interesse la sua moderata presa di posizione delle ultime settimane circa le continue e scellerate istigazioni al secessionismo, proclamate da (fortunatamente) una piccola fetta di classe politica che oggi ci rappresenta in Parlamento.

La classe dirigente, che oggi ci governa, sembra proprio non volerLa ascoltare. Da cittadina italiana, idealista e forse anche disillusa mi chiedo: ” a cosa sono serviti i caduti e il sangue versato per fare dell’Italia quella che è oggi e che ci rappresenta in tutto il mondo?”

Quando penso all’Unità d’Italia, non posso non pensare alla Costituzione, caro Presidente, e penso ad essa come a un tesoro inestimabile che i nostri padri costituenti hanno scritto ben 60 anni fa e che sembra essere più attuale che mai.

Qualcuno forse non mi crederà ma io, la Costituzione, la porto sempre con me. Essa rappresenta la memoria storica di un paese che ha sofferto, ha lottato e ha vinto. Si! Ha vinto quell’ 1 giugno del 1946 con l’entrata in vigore di una carta dei diritti e delle tutele, che nessuno mai, forse, potrà violare. Ho utilizzato il termine “forse” perché gli scontri politici degli ultimi giorni mi hanno portata a temere che , forse, non siamo più al sicuro come pensavo.

Montesquieu scriveva: << Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti. Perché non si possa abusare del potere, occorre che il potere arresti il potere.>>

Su queste parole si fonda la nostra forma di stato, basata sulla separazione dei poteri: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. Quando penso al Potere Giudiziario, penso ad un sistema giuridico di riconoscimento di diritti e tutela da parte dello stato di questi ultimi.

Io e tanti altri giovani crediamo davvero in un sistema di tutele e temiamo che oggi esso possa essere gravemente minato dai continui attacchi che una certa classe politica,da ormai troppo tempo, sferra contro il terzo potere dello Stato.

Sa, Presidente, in una terra come la mia, una terra stanca, oltraggiata, violentata dal peso di Cosa Nostra e da un clientelismo che purtroppo non ci vuole abbandonare, gli eroi non si chiamano Mangano, si chiamano Falcone, Borsellino, Scarpinato, Lari. Sono magistrati che hanno lottato e lottano tutti i giorni per far si che questa Sicilia possa rinascere libera dal potere mafioso, che da noi, a volte, risulta essere più presente di quanto lo Stato non riesca a fare.

Lo Stato e la politica dovrebbero alimentare l’affetto e la vicinanza a questi eroi, rappresentanti di una magistratura che tanto nel civile, quanto nel penale, ci tutela ogni giorno. E’ una magistratura che porta ricchezza in questo Paese e non povertà o persecuzione, una magistratura che riesce a renderci, anche se solo dentro un’aula di tribunale, tutti uguali!

Il prossimo 13 febbraio è stata ipotizzata una manifestazione contro i PM della procura di Milano che temo possa mettere a repentaglio il rapporto tra i cittadini e questi servitori dello Stato.

Essi, non sono solo i PM di Milano ma rappresentano una categoria di eroi che servono questo Stato e lo tutelano contro gli abusi di una classe politica ormai marcia.

Il Potere Giudiziario è un potere che va tutelato più di tutti gli altri in ragione della sua vicinanza ai cittadini. Ed è per questo che chiedo a Lei, Presidente Napolitano, di far sentire oggi più di ieri, la sua voce sui continui attacchi politici alla magistratura, di diventare anche bacchettatore se dovesse essere necessario, di essere il Capo dello Stato sul quale il cittadino può contare per la tutela di quei beni primari e fondamentali chiamati Giustizia ed Uguaglianza.

Eloisa Aquilina